Marco Bruni

Marco Bruni
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Sep 28
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Dandini: ”’Non siamo vittime né martiri” - Video - RepubblicaTv
Nov 26
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Oct 02
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Come cancellarsi definitivamente da Facebook

Se proprio non amate Facebook e volete sbarazzarvi per sempre del vostro profilo c’è una procedura esatta da seguire. Facebook infatti, ufficialmente consente solo di “disattivare” il proprio account, anche se le informazioni presenti rimangono intatte, ma nascoste.

Per eliminare per sempre il profilo su Facebook basta cliccare su questo linkhttp://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account, collegamento nascosto tra i meandri delle impostazioni. Tuttavia prima di saltare direttamente a questo link, dovreste preoccuparvi di tutti i commenti e le foto inserite in passato e seguire alcune procedure di sicurezza.

Innanzi tutto cancellate ogni informazione presente sul vostro profilo. Messaggi di posta, informazioni sulle reti, fotografie, tag ecc… Successivamente collegatevi al “Centro assistenza” in fondo alla pagina. Da questa pagina cliccate su “Privacy” e Facebook vi mostrerà la procedura per disattivare o cancellare definitivamente il proprio profilo.

Per completare l’operazione basta inserire la propria email, la password di accesso e digitare il codice del captcha. Infine aspettare 14 giorni. Questo per dare il tempo a Facebook di completare la procedura e a voi di tornare indietro se cambiate idea. In questo periodo, infatti, basta inserire la propria email nel login per riattivare tutto e bloccare il processo.

Se, ancora, siete ansiosi di sparire per sempre da Facebook, provate ad inviare un’email all’indirizzo privacy@facebook.com e chiedere la cancellazione del profilo. In pochi giorni dovreste ricevere una risposta che attesta la cancellazione permanente. In questo caso avete una settimana di tempo per cambiare idea, inviando una seconda email allo stesso indirizzo, oppure a support@facebook.cominfo@facebook.com.

Passati questi giorni, provate ad accedere a Facebook inserendo l’email e la password. Se non riuscite ad accedere, oppure non ricevete nessun messaggio di riattivazione, vuol dire che la procedura è andata a buon fine e siete stati ufficialmente cancellati da Facebook.

Con buona pace dei vostri contatti o di tutti gli amici del liceo che tanto desideravano ritrovarvi! :)

Sep 29
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RUBotted: proteggersi dalle botnet

Gli zombi del mondo informatico sono assai diversi da quelli del cinema: non si riconoscono ad occhio nudo, sono scaltri, veloci e si riuniscono in gruppi molto coesi capitanati da un’unica entità.I gruppi in cui si riuniscono questi PC morti viventi sono denominati botnet e, come ci suggerisce Wikipedia, nascono da falle di sicurezza o mancanza di attenzione da parte dell’utente per cui i computer vengono infettati da virus che consentono ai loro creatori di controllare il sistema da remoto e commettere qualsiasi nefandezza attraverso questi ultimi.

RUBotted di Trend Micro è una delle migliori soluzioni gratuite per scoprire se il proprio computer con Windows è entrato a far parte di una botnet. Basta installarlo affinché quest’ultimo si insedi nel sistema e cominci a monitorare costantemente il PC per evitare la trasformazione dello stesso in zombi.

In teoria, se utilizzate un accurato kit di programmi per la sicurezza (antivirus, antispyware, firewall, et similia), lo mantenete sempre aggiornato e non siete soliti svolgere la vostra attività lavorativa avvalendovi dei privilegi di amministratore, non dovrebbero esserci motivi di preoccupazione. Ma, si sa, una controllatina fa sempre bene.In fondo, stiamo parlando di un software poco invasivo (occupa meno di 15MB di memoria RAM), facilmente disabilitabile e garante di un buon grado di affidabilità. L’unica pecca che ha è che non è in grado di eliminare le minacce rilevate, ma per quello dovrebbe bastare un buon antivirus (magari diverso da quello in uso, che ha fatto passare l’infezione).A questo punto, non vi resta che scaricare il programma e decidere cosa farne: deporlo nella mitologica casetta degli attrezzi geek o utilizzarlo per controllare il vostro sistema. A voi la scelta.NB: Pare che RUBotted faccia a cazzotti con Panda Internet Security 2008. Se utilizzate tale suite, quindi, non pensate nemmeno di provarlo.RUBotted Beta Home PageDownload

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Ognuno campa come può, sia chiaro, ma ci sono lavori che, davvero, meritano un’occhiata in più. Come quello di Ruben Unteregger. Chi è? Uno svizzero di 33 anni che di mestiere… sviluppa malware. Avete capito bene: virus, trojan e via dicendo. Minacce informatiche pronte a infettare i computer. Non solo: lo ha fatto per conto di un’azienda specializzata nel settore, l’elvetica ERA IT Solutions

In realtà non c’è alcuna connessione diretta (ma indiretta…) con la criminalità informatica e, anzi, ERA IT produce i suoi software per tenere sotto controllo la sicurezza dei propri clienti, ma resta il fatto che si tratta di materiale che scotta. E non poco. Anche perché parliamo dell’azienda che, nel 2006, balzò agli onori della cronaca per aver progettato un software in grado di spiare le telefonate VoIP, effettuate via Internet con programmi come Skype. Fatto sta che ora il buon Ruben, dopo aver lavorato in ERA IT dal 2001 al 2008, si sta godendo un anno sabbatico, e ha trovato il tempo per raccontarsi al sito Gulli.com

Non solo: Ruben sta lavorando anche ad alcuni software proprietari, in particolare Megapenzer e la sua versione “light”, Minipanzer. Si tratta di veri e propri trojan, che, una volta installati nel computer della vittima, consentono di spiarlo, raccoglierne le informazioni più intime e, addirittura, sabotarlo. La notizia sensazionale, che ha puntato i riflettori del palo su Ruben, è che di Minipanzer non è stato rilasciato pubblicamente “solo” il programma, ma pure il codice sorgente. Parlo proprio del listato, completo e funzionante, che consente a un qualsiasi programmatore (ovviamente dotato delle giuste competenze) di modificare e personalizzare questo temibile software. Caratteristica di Minipanzer è di puntare su un’interfaccia (fin troppo) semplice, in grado di consentire a chiunque di smanettare allegramente coi computer altrui. Se vuoi dare un’occhiata al funzionamento di Minipanzer, non hai che da gustarti il filmato che trovi qui di seguito.

Sep 23
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L’indifferenza per la Rete

Spesso sono d’accordo con massimo mantellini, come in questo articolo in cui parla dell’indifferenza per la rete in Italia da parte dei politici ignoranti e da gran parte del popolino bue.

Sep 21
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Shuttleworth: Ubuntu 10.04 LTS sarà “Lucid Lynx”

Mark Shuttleworth, il magnate sudafricano CEO di Canonical, la società che “sponsorizza” e supporta il progetto Ubuntu, ha scelto l‘“Atlanta Linux Fest” per annunciare l’arrivo della nuova versione dell’apprezzata distribuzione Linux.Ubuntu 10.04 è stato battezzato “Lucid Lynx”: si tratterà della più importante versione di Ubuntu dopo il lancio dell’attuale 9.04 “Jaunty Jackalope”, disponibile ormai da fine aprile di quest’anno.

Ubuntu 10.04 sarà una versione LTS (“Long Term Support”): tali release mettono a disposizione degli utenti un supporto esteso a tre anni (di solito le varie versioni della distribuzione godono normalmente di 18 mesi di supporto) per i sistemi desktop ed a cinque per i server. Canonical rende disponibile una nuova versione LTS a distanza di due anni: al momento, infatti, l’ultima release LTS di Ubuntu è la 8.04 (Aprile 2008).

Ad Ottobre, invece, dovrebbe essere rilasciato in versione definitiva - così come programmato - Ubuntu 9.10 “Karmic Koala”. La fase di beta testing del sistema operativo dovrebbe infatti concludersi entro la fine del mese prossimo.

Sep 20
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Tutti a scuola, senza carta e penna

Tra scontri, polemiche, riduzioni del budget, professori in rivolta, la scuola italiana tenta comunque di guardare avanti. E dove non arriva lo Stato, incominciano a pensarci le aziende private: Asus ha appena annunciato che fornirà supporto informatico a una classe 1a del liceo scientifico Melchiorre Gioia di Piacenza.    

Perché proprio questo istituto? Il Gioia è da tempo un faro luminoso nel buio processo di informatizzazione delle nostre scuole: qui c’è un registro elettronico (basato sul software MasterCom di Master Training) per la gestione della didattica, che gestisce assenze (se manchi da scuola, lo sanno anche i genitori a casa, in tempo reale), pagelle e comunicazioni scuola-famiglia (è tutto online). Fantascienza per la maggior parte degli studenti italiani.

A sperimentare le nuove opportunità didattiche digitali, saranno quindi 25  studenti: al loro arrivo a scuola troveranno altrettanti Eee Pc ad attenderli sul banco.

Detta così, potrebbe sembrare una semplice operazione di marketing fine a se stessa. Ma a rendere tutto più interessante e concreto c’è un progetto più vasto e articolato (sono previste altre iniziative durante l’anno), e che vede coinvolti anche i docenti: anche loro avranno a disposizione dei netbook, integrati con MasterCom, per tutta la gestione delle classi.

Il fine è ambizioso: si tenterà concretamente di fare a meno di carta e penna, nei limiti del possibile, dal momento che, sostiene il comunicato stampa di Asus, “i netbook potranno anche essere impiegati per prendere e scambiare appunti in aula, svolgere i compiti a casa, creando comunità di studio online anche grazie al software di comunicazione, videoconferenza e condivisione già preinstallato”.

La dirigente del liceo Gianna Arvedi ribadisce: “Anziché guardare con timore all’utilizzo della tecnologia da parte dei giovani, intendiamo sfruttarla anche in classe”.

Non fa una grinza. E se lo sviluppo digitale deve passare anche per sponsor e iniziative commerciali, ben venga. Di certo, per i 25 ragazzi scelti da Asus è solo un’opportunità in più. Anche perché al momento non sembrano esserci molte alternative.

Sep 19
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Il 45% degli italiani non usa Internet

Il bicchiere è mezzo pieno, ma soprattutto è mezzo vuoto: se è vero che la maggior parte degli italiani conosce e usa la Rete, è vero altresì che «il 45% degli italiani, 23,1 milioni di connazionali, non utilizza Internet». È questa la conclusione dell’indagine condotta dall’Osservatorio permanente sui contenuti digitali presentata in giornata a Milano. Ecco il bicchiere mezzo vuoto: «Si tratta soprattutto di individui con più di 55 anni, con un livello di istruzione e di reddito basso, elementi che accentuano un altro aspetto del digital divide sociale e culturale che costituisce un importante limite sia alla crescita innovativa del paese, sia al potenziale mercato delle imprese che producono e distribuiscono contenuti digitali (o si apprestano a farlo)».

La ricerca è stata condotta da Nielsen su commissione dell’Osservatorio creato da AIDRO, AIE, ANICA, FIMI, PMI ed UNIVIDEO partendo da un campione di ben 8500 individui inclusi del Panel Consumer Nielsen. Alla luce della natura delle associazioni a monte dell’indagine, la stessa si pone l’obiettivo di verificare il rapporto tra i cittadini e la tecnologia, nel tentativo di interpretare le conseguenze di quest’ultima nell’accesso e nella fruizione dei contenuti. «In linea con l’evoluzione generale della popolazione che tende sempre più a diminuire la fruizione di contenuti culturali, anche tra chi utilizza la rete diminuisce la percentuale di chi usa la tecnologia come opportunità e stimolo (sfruttando in modo intelligente le potenzialità offerte dalla ricchezza e varietà di informazioni e contenuti disponibili) e aumenta invece la quota di chi ai contenuti tradizionali ne sostituisce altri a minor valore aggiunto; tra 2007 e 2009 scende infatti di 2 punti la percentuale di chi abbina un uso consapevole, interattivo ed evoluto delle tecnologie con un’elevata propensione al consumo di contenuti culturali e di intrattenimento (musica, cinema, libri). Sono i cosiddetti Eclettici, che oggi rappresentano il 12% della popolazione, pari a 6,5 milioni di italiani e che sono candidati ad essere i primi utilizzatori degli e-book».

Secondo la ricerca, insomma, è in forte aumento la percentuale di quanti utilizzano le nuove tecnologie come strumenti di mero accesso all’intrattenimento, come fonte di divertimento o di semplice comunicazione: si parla di qualcosa come il 27% della popolazione con più di 14 anni, con una punta del 58% tra i 14/24enni. Il resto è quantificazione di trend già ampiamente verificati: 30% dell’uso dei social network, 8% di condivisione contenuti, 7% di fruizione delle chat. «Emerge però anche che il 26% degli italiani che usano internet (uno su quattro) - pagherebbe per sottoscrivere un abbonamento a un servizio online che fornisca un accesso illimitato ai film o alla musica. Il 12% lo sottoscriverebbe su cellulare per avere un accesso illimitato alla musica».

Il maggior rilievo posto dall’indagine è nella dicotomia che viene a crearsi tra chi sfrutta la tecnologia per cercare ed approfondire, e chi ne fa un uso “leggero”. Questi ultimi tendono a far leva su servizi di minor profilo, vedendo nello strumento un valore sminuito ed accedendovi con una bassa propensione a pagamenti ed acquisti. «L’impatto depressivo di questo trend sugli acquisti è evidente ma non irreversibile. L’utilizzo delle nuove tecnologie fatto dagli Eclettici, ad esempio, genera relazioni virtuose per il mercato dei contenuti così che Internet può essere un concorrente sleale (p2p), ma anche un canale e uno stimolo all’acquisto e a nuove strategie di marketing per le imprese».

Enzo Mazza, parlando a nome di tutte le sigle aderenti all’Osservatorio sui Contenuti Digitali, chiede un intervento dall’alto affinché il mercato non cresca nella deregulation, così che la cultura della rete possa indirizzarsi verso un filone costruttivo e sostenibile: «L’auspicio è che anche il mondo della politica e delle Istituzioni Governative prenda coscienza delle grandi potenzialità che ha la rete, se utilizzata in modo corretto, in termini di offerta e accesso ai contenuti culturali e di intrattenimento. Quello che è importante e necessario è gestire e non subire il passaggio, spingendo verso un uso consapevole, creativo e intelligente delle tecnologie, sostenendone e indirizzando lo sviluppo crescente e definendo delle politiche di incentivo incisive e mirate a garantire un accesso ai contenuti digitali sempre più agevole e sicuro».

  • «Sono 28,4 milioni gli italiani che utilizzano la rete: 2 milioni e mezzo in più rispetto al 2008, oltre 5 milioni in più del 2007»;
  • «solo il 42% delle famiglie italiane con un componente in età compresa tra i 16 e i 64 anni accede a Internet»;
  • «In tutti i Paesi dell’UE25 la diffusione di Internet aumenta: in Grecia dal 26% al 31%; in Romania dal 22% al 30%; in Olanda si passa dall’83% all’88%, in Germania dal 71% al 76%, in Francia dal 48% al 62%. In Italia, unico Paese europeo, si “scende” dal 43% al 42%»;
  • «Siamo ultimi anche nel disporre di accessi alla banda larga (indispensabile nella distribuzione di contenuti): anche qui veniamo prima solo di Grecia, Bulgaria e Romania»;
  • «Un internauta su cinque (il 21%) utilizza il peer to peer: un dato in diminuzione se si considera che nel 2008 era il 24% e l’anno prima il 23%. Le opinioni sulle tecnologie? Gli Italiani considerano sempre più la condivisione di file protetti dal diritto d’autore come un reato […] Se una parte cospicua di popolazione è “molto d’accordo” sul fatto che sia giusto mettere a disposizione degli altri documenti, contenuti editoriali, file musicali, film, ecc. su Internet (28%) sembrano individuarsi i primi elementi di una maggiore sensibilità verso la tutela e il copyright. Il 20% afferma di essere “molto d’accordo” con l’affermazione che “condividere file protetti da diritto d’autore deve essere considerato un reato” e il 19% si dichiara “contrario all’utilizzo di programmi che consentono di scaricare gratuitamente contenuti protetti da diritto d’autore”»;
  • «E-book sì, ma i numeri sono ancora piccoli e - al momento - i contenuti più adatti sembrano quelli legati allo studio e al lavoro: il 14% di chi possiede un Pc sarebbe assolutamente propenso a utlizzarlo per leggere un libro di studio/lavoro. Questa percentuale scende al 6% se si parla di contenuti di svago/intrattenimento. Più limitato il gradimento per l’e-book sul cellulare. […] Il 10% pensa che in futuro i libri elettronici (da leggere su uno schermo) sostituiranno quelli tradizionali».

Tra gli altri rilievi dell’indagine dell’Osservatorio, alcune cifre particolarmente significative dello stato di maturazione della Rete e dei navigatori italiani:

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I 17 comandamenti

Internet Manifesto. Il documento è ormai noto. Proviene dalla Germania, è già stato tradotto anche in italiano, e rappresenta una summa di quelle che sono le nozioni utili adescrivere la Rete a chi oggi ancora non ne ha colta l’essenza. Ai giornalisti, soprattutto, perchè spiega di per sé la natura dell’informazione ai tempi di Internet. La traduzione italiana è stata curata da Marco Pratellesi tramite il proprio mediablog sul sito del Corriere.it.

Ma il documento viene ad assumere un valore oltremodo importante nel momento in cui anche la politica è pronta ad abbracciarne i contenuti. L’invito giunge dall’on. Roberto Cassinelli, deputato in Parlamento tra le fila del Popolo delle Libertà. Secondo Cassinelli, infatti, «Il manifesto è la perfetta sintesi di quello che dovrebbe essere il giusto approccio con la rete, con il nuovo modo di informare e con gli strumenti del web 2.0». L’impegno personale spiegato sul proprio blog è quello di chiedere ai colleghi parlamentari, partendo dal già noto Intergruppo Parlamentare 2.0, di controfirmare l’Internet Manifesto, così da confermarne conoscenza e adesione.

Ma una firma, più di ogni altra, assumerebbe oggi un significato profondo. Antonio Angelucci, parlamentare e collega di partito dell’on. Roberto Cassinelli, ha infatti avviatoin questi giorni una ferma iniziativa legale contro Wikimedia Italia. L’accusa è quella di «affermazioni false e lesive dell’onore», facendo evidentemente riferimento a non meglio precisate informazioni pubblicate dagli utenti sulla pagina dedicata al parlamentare sull’enciclopedia online. La pagina è stata rimossa («Attenzione: questa pagina è stata oscurata e bloccata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azioni legali contro i redattori della voce e/o Wikimedia. Verrà eventualmente ripristinata alla fine della vicenda che la riguarda») e Wikimedia Italia ha già spiegato come e perché non può far altro che declinare le proprie responsabilità e rinviare al Foro di San Francisco ogni ulteriore approfondimento sulla vicenda.

I 17 punti costituenti l’Internet Manifesto vanno riletti alla luce di quanto succede in queste ore: un parlamentare che ne esalta i contenuti ed un collega che agisce in senso contrario. In questa divergenza non c’è uno scontro di principio né una guerra di ideali, ma solo l’incontro tra conoscenza e non-conoscenza. La speranza, pertanto, è quella per cui l’invito dell’on. Cassinelli possa giungere sulla scrivania dell’on. Angelucci. Perché, fermo restando la necessità di tutelare l’onore degli individui, occorre agire secondo quelle che sono la natura e le dinamiche del nuovo strumento: andare controcorrente non aiuterà a fare strada. Per questo, proprio in questo momento, proprio in questa circostanza, l’Internet Manifesto diventa tanto importante.

  • Internet è diverso
    Non si può pertanto ragionare con le logiche della carta stampata. Occorre elasticità, occorre pensare ad un flusso in movimento piuttosto che ad un blocco statico. Occorre pensare alla possibilità di correggere, invece che alla necessità di abbattere;
  • Internet è un impero mediatico tascabile
    Per questo motivo occorre tutelare il proprio onore. Ma per raggiungere questo obiettivo è preferibile una cooperazione: le prove di forza, online, sono state bocciate dalla storia;

  • Internet è la nostra società e la nostra società è internet
    Ed Internet è di per sé stesso una società: che vive di dinamiche da comunità, ove il dialogo è la soluzione migliore ed il rispetto deve essere una regola comunque inaffondabile. «I mezzi di comunicazione, se intendono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica contemporanea, devono capire i legittimi interessi dei nuovi utenti e abbracciare le loro forme di comunicazione»: e questa dinamica va accettata, poiché l’informazione è fatta anzitutto alla base e non si basa più su direzioni univoche;
  • La libertà di internet è inviolabile
    «Il giornalismo del XXI secolo che comunica digitalmente deve adattarsi all’ architettura aperta di Internet. Non è ammissibile che si limiti questa libertà in nome di interessi particolari commerciali o politici, spesso presentati come interessi generali. Bloccare parzialmente l’accesso a internet mette a repentaglio il libero flusso delle informazioni e il diritto fondamentale di informarsi»: per questo motivo una richiesta di rettifica vale molto di più di una imposizione legale, per questo motivo cooperare con la libertà di espressione vale più di una sfida diretta a colpi di decine di milioni di euro;
  • Internet è la vittoria dell’informazione
    Perché a differenza di un giornale qualsiasi, ove le informazioni possono essere corrette con regole fatte per promuovere la bufala consentendo invisibili smentite, sulla rete l’informazione può essere corretta nel medesimo spazio in cui è stata pubblicata. Per questo motivo cambiando la natura dello strumento cambiano le modalità di interazione; per questo motivo spesso la rete non è “capita” e vi si scontra con forza ottenendo risultato opposto rispetto a quello desiderato;
  • I cambiamenti apportati da Internet migliorano il giornalismo
    Wikimedia Italia è un riferimento per i giornalisti di tutta Italia. È cosa evidente, è cosa candidamente ammessa. Stigmatizzata come inaffidabile, diventa poi fonte prima di informazioni per l’editoria ufficiale che va in edicola. Per questo motivo, però, questa fonte va curata, non recisa;
  • La rete richiede collegamenti
    Ed i collegamenti sono prove. Ogni informazione affidabile può essere verificata. Ed è in questo che è possibile valutare la bontà dell’informazione stessa. Il vero ed il falso, dunque, si fanno più sfumati e per questo motivo più reali: non c’è verità che non sia supportata da prove, e non c’è menzogna che non sia confutabile. La verità, però non emerge dalle imposizioni, ma dal confronto;
  • Linkare premia, citare abbellisce
    Il link è l’esecuzione della citazione. È la prova da porre a giudizio.
  • Internet è la nuova sede per il discorso politico
    Ed è da Internet che il discorso politico deve partire. Ma per far questo la politica deve imparare a capire la Rete e ad agire di conseguenza;
  • Oggi libertà di stampa significa libertà d’opinione
    La difesa dell’onore è un diritto sacrosanto. Il modo, però, va rimesso in discussione. Perché la rete è un flusso libero, e non è possibile pensare che una azione legale possa fermare un fiume in piena. Occorre, piuttosto, muoversi affinché la libertà di opinione sia garantita a tutti ed in modo bidirezionale, cosicché ad ogni accusa possa corrispondere una difesa e la verità scaturisca da questo confronto: tramite link, tramite enciclopedie online, tramite blog personali, tramite social network pronti a riprendere ed amplificare i fatti;
  • Sempre di più: le informazioni non sono mai troppe
    Cancellare una informazione, sia pur se falsa, impoverisce; correggere una informazione fasulla, invece, arricchisce;
  • La tradizione non è un modello di business
    La nuova Internet, anche economicamente, è un modello nuovo e differente. Si basa su dinamiche nuove di sussistenza e spesso la ricchezza è nell’interazione, nella collaborazione e nell’azione volontaria dei privati. Per questo tale libertà deve essere inviolabile, fermo restando ancora una volta la necessaria tutela dell’onore di ogni individuo;
  • Il diritto d’autore diventa un dovere civico su Internet
    Condivisione ed apertura, pur nel rispetto dei diritti: è questo un principio che va ben al di là della sola musica;
  • Internet ha molte valute
    «Il modo più tradizionale di finanziare i giornali online è attraverso la pubblicità. Altri modi per finanziare i prodotti giornalistici devono esseri testati». Uno dei valori è quello sociale. Ed è il valore sul quale si regge oggi un fenomeno come quello di Wikipedia;
  • Ciò che rimane sulla rete resta sulla rete
    «Grazie alla rete tutto rimane nella memoria degli archivi e dei motori di ricerca e ciò fa in modo che testi, suoni e immagini siano recuperabili e rappresentino fonti di storia contemporanea. Ciò stimola a sviluppare un livello qualitativo sempre migliore». Di ogni storia, pertanto, si può scegliere cosa lasciare alla memoria futura: la verità conseguente ad una correzione, oppure lo strascico polemico di una causa lunga e difficile?
  • La qualità resta la più importante delle qualità
    «Le richieste degli utenti sono sempre maggiori. Perché un utente resti fedele ad un particolare giornale online, quest’ultimo deve garantire qualità e soddisfare le richieste del lettore senza rinunciare ai propri principi». Wikipedia, da parte sua, non promette una verità istantanea assoluta, ma una verità in costruzione continua. Alla quale si può collaborare con molta semplicità, oppure contro la quale ci si può scontrare. Una delle due scelte crea valore, l’altra crea invece attrito. Sterile attrito;
  • Tutto per tutti
    «Internet ha dimostrato che l’utente giornalistico del XXI secolo è esigente e nel caso di un dubbio su un articolo è pronto a studiare la fonte per essere maggiormente informato. I giornalisti del XXI secolo che il lettore cerca non sono quelli che offrono solo risposte, ma quelli che sono disposti a comunicare e a indagare». Non c’è altro da aggiungere.

L’Internet Manifesto dice tutto sulla Rete, ma dice molto anche a proposito del caso Angelucci vs Wikimedia Italia. Non possiamo che fare nostro l’appello alla firma, quindi. Alla firma, a quella specifica firma. Perchè la denuncia ha un peso specifico relativo ed opinabile valutato in 20 milioni di euro. Accettare il Manifesto, dimostrare apertura e disponibilità nei confronti dello stesso, cercare una correzione cooperativa, invece… non ha prezzo.

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Ladro d’appartamento si fa beccare facendo login su Facebook

Un ladro d’appartamento della contea di Berkeley è stato arrestato per aver derubato due diamanti e altri oggetti da una casa: fin qui nulla di straordinario viste quante se ne sentono in giro, ma è sicuramente curioso sapere come egli si è fatto beccare visto che c’entra anche il social network Facebook.

La malcapitata proprietaria della casa dove il ladro avrebbe rubato tra la varia refurtiva anche due diamanti ha infatti notato che sul proprio PC era ancora connesso un account diverso dal proprio, appartenente proprio all’intruso che evidentemente in tutta calma prima di lasciare l’appartamento si è messo ad aggiornare il proprio profilo su Facebook, fornendo così anche tutti i propri dati alla polizia.

Prontamente arrestato a seguito della rapida indagine svolta dagli investigatori, ora il ladro rischia una condanna a ben 10 anni di prigione: un nuovo effetto da aggiungere alla dipendenza da social network!

Via | http://www.downloadblog.it/post/10780/ladro-dappartamento-si-fa-beccare-facendo-login-su-facebook

Sep 18
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5 cose che Internet sta uccidendo

1. La capacità di litigare civilmente. Da sempre uno dei cavalli di battaglia della Rete è dirsele di santa ragione, come se non ci fosse un domani, e come se non ci fosse una vera identità alle spalle sia di chi insulta che dell’insultato. Anche se in casi del genere la linea di demarcazione fra i due ruoli è quasi inpercettibile impercettibile. I commentari di YouTube, su tutti, sono lo stato dell’arte di questa tendenza.

2. La puntualità. Questo è particolarmente doloroso e particolarmente vero. Ricordate quando è stato l’ultimo appuntamento non lavorativo a cui vi siete presentati in orario? E’ incredibile il potere che hanno sulle nostre facoltà di cazzeggio i nuovi social network. Anche chi è dotato dell’ultimo smartphone, comunque è sempre in ritardo, perché di quel ritardo starebbe tranquillamente ironizzando su Facebook con commentatori dall’altra parte del mondo, senza darsi minimamente la pena di leggere il vostro status, che lo minaccia chiaramente di morte.

3. L’ortografia. All’inizio tutti contenti, a pensare che la necessità di comunicare in forma scritta, sulla Rete per come ci si presenta in questi anni, avrebbe finito per correggere spontaneamente alcuni atteggiamenti piuttosto rilassati nei confronti della grammatica e della sintassi. Niente di più falso. Gli errori più banali, nero su bianco, e magari anche “laikati” e commentati, ricevuto come un imprimatur da parte della comunità di turno, non fanno altro che essere così sdoganati, confermati, ripetuti più volte al giorno sempre da più persone. La stampa online si sta rapidamente adeguando a questa tendenza.

4. La pornografia con trama. La disponiblità, in qualunque momento e in qualunque condizione climatica, di spezzoni delle scene clou di qualunque produzione cinematografica porno, sta lentamente divorando dall’interno un genere di pornografia in altre epoche rispettato e prodotto con garbo da fior di professionisti. Ora, è destinato ad essere il culto nostalgico di pochissimi eletti. Il trionfo del genere gonzo, rapido e diretto, sul vecchio porno parzialmente recitato e soprattutto dialogato, sta rendendo il pubblico del porno mordi e fuggi il nemico principale di produzioni coraggiose, che un tempo erano la norma (magari da fruire con tutto il fascino della difficoltà offerta di un edicolante puritano, o da un genitore altrettanto appassionato rispetto a voi) ed oggi sono considerate semplicemente anacronistiche e perditempo.

5. La memoria. Non so se ci avete fatto caso. Più RAM ha il vostro PC e più è difficile ricordarvi di che colore fosse il cavallo beige di Napoleone. O forse era bianco? Wikipedia e Nonciclopedia hanno reso sempre più facile il compito delle vostre celle di memoria installate più o meno correttamente nel cervello. Il loro destino è un baby pensionamento che saprebbe di lusso se non avesse anche un deciso retrogusto di disgrazia epocale.

Via: http://www.downloadblog.it/post/10770/5-cose-che-internet-sta-uccidendo

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Spese pazze per Google: acquisizione di reCAPTCHA e (forse) Brightcove

Le acquisizioni di Google non sembrano essere destinate a fermarsi, visto che nel giro di una giornata il gigante dell’informatica ha prima comprato reCAPTCHA annunciandolo ufficialmente sul proprio blog per poi essere coinvolto in alcune voci che vorrebbero l’acquisizione anche di Brightcove per una cifra tra i 500 e i 700 milioni di dollari USA.

Per chi non dovesse sapere di cosa stiamo parlando, ricordiamo che reCAPTCHA si occupa per l’appunto della tecnologia dietro ai cosiddetti captcha, test sempre più diffusi sui siti web per verificare che l’utente connesso sia un umano e non un bot: la società acquisita da Google si occupa attualmente di fornire la tecnologia a oltre 100.000 siti.

Brightcove è invece un provider di video online, la quale acquisizione possiamo immaginare renderebbe YouTube appetibile anche dal punto di vista commerciale, visto che la suddetta piattaforma conta come propri clienti anche società come AOL, Conde Nast e il New York Times.

Via: http://www.downloadblog.it/post/10762/spese-pazze-per-google-acquisizione-di-recaptcha-e-forse-brightcove

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Facebook raggiunge i 300 milioni di utenti ed inizia a guadagnare

Facebook ha raggiunto i 300 milioni di utenti attivi. Tuttavia la notizia del giorno non è questa, per quanto possa impressionare una cifra così elevata di navigatori iscritti ad uno stesso social network. Già, perchè per la prima volta Facebook ha dichiarato di aver prodotto delle entrate positive.

Quindi, a dispetto di tutti i dubbi degli esperti del settore, Facebook è tra i primi social network ad aver generato dei profitti, visto che per la prima volta le entrate hanno superato le uscite. Giustificabile, quindi, l’entusiasmo con il quale Zuckerberg sul blog ufficiale, ha dato il doppio annuncio.

Circa 300 ingegneri lavorano oggi a Facebook, il che significa che ogni tecnico ha la responsabilità di un milione di utenti! Facebook ha introdotto un nuovo modello di business, basato in parte sulle inserzioni e per il resto dalle entrate degli utenti che acquistano i “doni virtuali”.

Probabilmente è ancora presto per dire se Facebook continuerà questo trend positivo. In ogni caso Zuckerberg e i suoi si stanno godendo un momento di successo di portata mondiale che non si può negare ed è sugli occhi di tutti.

Fonte:http://www.downloadblog.it/post/10763/facebook-raggiunge-i-300-milioni-di-utenti-ed-inizia-a-guadagnare

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Il “web 3.0” sarà “real time” e semantico?

In principio era il Web 2.0, ovvero tutto l’insieme di blog, chat, social network, che consentono una forte interazione tra gli utenti. Successivamente è spuntato il Web 3.0, ovvero l’evoluzione verso una rete semantica e più vicina al concetto di intelligenza artificiale.

In realtà il web semantico è ancora lontano dall’attuarsi, però un cambiamento della rete nei tempi recenti è avvenuto. Oggi sempre più spesso si sente parlare di “real time”. Siti come Twitter, oggi, consentono di accedere alle informazioni ad un livello così elevato, da essere sempre informati in ogni momento, senza aspettare.

Esistono tecnologie come Pubsubhubbub che consentono una veloce integrazione con gli aggregatori di notizie e i lettori di RSS. Pubsubhubbub è stato recentemente attivato da Typepad, che ha attivato la tecnologia su tutti i propri blog. Maggiori informazioni potete leggerle cliccando su questo link.

Il bisogno di rendere sempre più veloce la diffusione delle news è sempre più incessante, anche se spesso non è possibile verificare l’attendibilità. Purtroppo, anche grazie al proliferare di dispositivi come i cellulari, sempre connessi ad Internet, viviamo in un’epoca in cui siamo attratti dal “prima” invece che dal “migliore”.

Voi cosa ne pensate?